RICORDI DELLA 1000 MIGLIA 2021

RICORDI DELLA 1000 MIGLIA 2021

Un’altra 1000 Miglia è terminata, e come al solito ci troviamo sulla scrivania una moltitudine di  oggetti che ci ricordano quei giorni di attesa, di tensione, di stanchezza e di gioia.

Il bellissimo orologio che Chopard ogni anno regala al conduttore, i pass, le medaglie, la grande quantità di circolari informative, i gadget ma soprattutto i cinque corposi road book che ci hanno guidato per quasi 1800 chilometri sulle strade più belle, sconosciute e a volte impervie d’Italia.

Tutti pieni di annotazioni, modifiche, scarabocchi, in alcuni punti con pagine strappate e altre attaccate con il nastro adesivo.

Scorrendo queste pagine è inevitabile rivivere momenti di condivisione, di rabbia, di stanchezza, di demoralizzazione e di euforia.

Perché questo è quanto la 1000 Miglia ti lascia.

Si parte amici, e se si arriva ancora amici vuol dire che siamo stati una bella squadra.

Il mio amico Cesare, che ha partecipato quest’anno per la prima volta, non aveva assolutamente idea di cosa significasse correre la gara.

Dal momento delle verifiche in poi ha iniziato a essere davvero in apprensione nel vedere la grande quantità di preparativi che avremmo dovuto assolvere prima della partenza.

Studiare il road book, per lui che non ne aveva mai visto, uno è stato già uno shock. Inserire nel cronometro tutte le prove speciali, non avendo mai fatto una gara di regolarità, lo è stato altrettanto.

Il navigatore è un membro molto importante dell’equipaggio. È sua la responsabilità di guidarti sulla strada giusta, di verificare le distanze per arrivare in tempo ai controlli orari, di calcolare quando è il momento in cui c’è abbastanza tempo per rifornire il carburante o per fermarci a mangiare. La responsabilità strategica di tutta la gara è nelle sue mani, e devo dire che è stato molto bravo.

Non voglio certo sminuire il mio impegno, che quest’anno è stato certamente più gravoso del solito: il clima era molto caldo, e sopportare temperature elevate nell’abitacolo per 15 ore di guida al giorno è stato veramente faticoso.

Il percorso di questa edizione era particolarmente bello, con itinerari nuovi e panorami sorprendenti, ma tra quelle cui ho partecipato è stata certamente la corsa con i tracciati più impegnativi. Credo che su circa 46 ore di guid,  almeno il 70 per cento sia stato su strade di montagna spesso molto strette e ripide.

Prima della partenza, eravamo preoccupati per il tratto della Cisa, della Futa e della Raticosa, ma quello che abbiamo trovato lungo il percorso è stato di gran lunga più impegnativo. E qui entra in scena il terzo membro dell’equipaggio, la Balilla 508 aerodinamica, che nonostante i suoi soli 997 cc non ha mai battuto ciglio per l’intera gara.

L’ho strapazzata in tutti i modi possibili e immaginabili, esasperando la prima e la seconda marcia a regimi incredibili per superare salite impervie, sollecitando all’estremo i freni nelle discese ripide in un modo che nemmeno un’auto moderna avrebbe potuto sopportare. Invece lei, sempre impassibile, non ha mai perso un colpo, non ha mai consumato un goccio d’acqua e d’olio. Quando sorpassavamo automobili molto più potenti e blasonate, ferme a bordo strada fumanti e  un sacco di meccanici con la testa nei cofani, devo ammettere con un po’ di imbarazzo che eravamo tutti e tre un po’ compiaciuti.

A lei siamo grati averci condotti all’arrivo senza difficoltà, voglio credere che sia il suo modo per ricompensarmi per tutte le cure e l’amore che le ho dedicato in questi anni.

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